destionegiorno
Solo mio
quel solitario
buffo inciampare
sulla riva,
presso lo scoglio
testimone di calde schiume.
Trasuda silenzio
tra bianchi tumulti
che vanno e tornano
a rastrellar ancora
briciole di tempi
prigionieri d’attimi.
Nulla s’infrange... leggi...
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"Ancor presente
vaneggio
soffocata
da quel respiro
che vorrebbe volare
ma ancorata a te,
mi incatena e
preme dentro
il cuor che freme
e resiste.
Nulla è chiaro...
lontano il suono,
oltre al mattino
di un giorno che
invade timido.
Tra gli... leggi...
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Quando il giorno si spegne
come fiammifero vissuto,
cerco le tue braccia serrate all'oblio.
Come incenso quella brezza
che avvolge anime,
tra la magia dell'attimo
e lacrime di desiderio.
Mani perse nella voglia di ritrovarsi,
tra il sudore... leggi...
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Scivolo lontano
evitando sassi e pozzanghere
cullata dal vento
che spazza
granuli di pensieri
trascinando lontano
acide ferite
accarezzando ogni muscolo
per sentirmi ancora carne.
Quell'insistente
morso
insegue ogni respiro
come ghiaccio... leggi...
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Mentre mi allontano volgendomi verso il mare,
guardo quel balcone dove la luna si riflette.
Quella fragile mano,
la tua mano, albero di vita,
freme salutando timidamente
tra fili di seta.
Tese corde d'arpa appaiono le sottili dita,
pronte... leggi...
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«Questi versi per ricordare il mio piccolo, grande nonno; povero ma ricco nella sua umiltà e generosità. Lo ricordo così, tra i suoi campi e i miei giochi di bimba. Il suo sguardo severo ma tanto dolce quando incrociava il mio.» |
Inserita il 12/01/2014 |
Miriam Morandini
| Quando piccina spiavo il nonno
intento e chino sulla terra a zappare,
non comprendevo tanta fatica per poter mangiare.
Povero e umile, coperto di ricchi cenci,
trascinandosi con enormi stivali,
dall’alba al tramonto curava i suoi filari.
Con semi di mais riempiva i granai,
ed era festa quando a fine stagione con i parenti,
si brindava per il raccolto felici e contenti.
Tra noi bambini c’era un continuo vociare,
perché nella vita non desideravamo
cosi umilmente faticare.
Non si comprendeva allora la gioia di seminare,
il piacere di curare una piantina che dopo qualche mese
sarebbe rinata farina.
Quel suo sudore nascondeva un grande cuore,
umile e capace di amare.
Amava la terra, la vita ed il focolare.
Io mi inchino, a chi con orgoglio piange sudore,
a quel contadino che invisibile era un gran signore. | 

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